UNA SPINTA ALLA PREVIDENZA COMPLEMENTARE

Saranno i contratti di categoria a fissare la quota minima del Tfr da conferire ai fondi pensione. Viene così a cadere l’attuale disposizione che mette il lavoratore davanti a una scelta secca: lasciare tutta la liquidazione in azienda, oppure destinarla interamente alla previdenza complementare. La novità è contenuta in un emendamento (primo firmatario l’ex Ministro del lavoro Maurizio Sacconi, presidente della Commissione lavoro del Senato)  al disegno di legge sulla “concorrenza” all’esame dello stesso Senato. L’obiettivo, come si legge nella relazione tecnica che accompagna il provvedimento, che peraltro raccoglie le sollecitazioni della Covip (l’autorità di vigilanza sui fondi complementari) è di agevolare le ade­sioni alla previdenza integrativa anche nelle piccole aziende con meno di 50 dipendenti, per le quali si continua a registrare  un tasso di penetrazione molto esiguo.

O tutto o niente. L’attuale normativa (il decreto legislativo n. 252/2005), regola la destinazione del Tfr maturando al fondo complementare attraverso la scelta del lavoratore, che può decidere se lasciare la liquidità nell'azienda o versarla a un  fondo pensione, in modo da ottenere una rendita pensionistica integrativa a fine carriera. In sostanza, il trasferimento del Tfr avviene per intero: o tutto o niente. Il lavoratore, dunque, ha solo due strade: trasferire l'intera quota del Tfr o lasciarla presso il datore di lavoro ed incassarla una volta cessato il rapporto.

Vale l’accordo. Se la norma venisse approvata così come è stata formulata, d’ora in poi (quando entrerà in vigore la legge) saranno gli accordi collettivi a decidere quanta parte del Tfr maturando potrà essere destinato alla previdenza complementare, e quanta parte lasciarne in azienda. Nel silenzio della contrattazione, e cioè se i contratti di categoria non indicano nulla sull’argomento, il conferi­mento del Tfr continuerà nella misura del 100%.

L’intervento Covip. In parole povere, la nuova norma concede decisi margini di flessibilità alle parti che firmano contratti e accordi collettivi, anche aziendali. Il tutto secondo le osserva­zioni avanzate dalla Covip, che raccomandava questa soluzione affermando che … “le fonti istitutive potrebbero definire la misura del Tfr matu­rando da destinare alla previdenza complementare nel modo più consono rispetto al­le esigenze dei soggetti inte­ressati …”.  Insomma, una nuova formula che dovrebbe far superare la resistenza del lavoratore che non intende perdere l’intero gruzzoletto accumulato durante la sua vita lavorativa.