PENSIONI, SI PENSA AL DOPO-QUOTA 102

Cosa succederà alle pensioni dal gennaio 2023, quando sarà archiviata anche Quota 102? Difficile prevederlo, specialmente in presenza di un debito pubblico sempre più alto. Nei giorni scorsi governo e sindacati ci hanno provato. Al ministero del Lavoro si è infatti tenuto l’ennesimo “tavolo tecnico” sulla riforma pensionistica, che dovrebbe appunto partire dall'anno prossimo.

 

Il tavolo tecnico. I partecipanti al tavolo (governo e sindacati) sperano che nelle prossime settimane si possa in qualche misura sciogliere l'impasse del muro contro muro tra “aperturisti”, che tifano per un ampliamento delle possibilità di uscita dal lavoro, e “rigoristi” che vorrebbero lasciare le cose come stanno, sostenendo che mancano le risorse.

Un tavolo che diventa politico, visto che oltre al ministro del Lavoro Andrea Orlando, potrebbe partecipare anche un esponente del governo vicino al premier, se non il premier stesso.

 

Di cosa si parla. La ricetta proposta è quella sgradita ai sindacati. Cioè l'uscita con tre anni di anticipo rispetto all'età di vecchiaia (67 anni), previa rinuncia alla componente retributiva per coloro che hanno iniziato a lavorare prima del 1996.

Pare che il governo sarebbe disponibile anche ad abbassare la soglia di “2,8 volte l'assegno sociale” come prerequisito per il pensionamento delle giovani generazioni. Non solo, ma sarebbe pronto a ragionare su una sorta di “pensione di garanzia” per coloro che a 67 anni non hanno raggiunto un importo pari a 1,5 volte l’assegno sociale.

 

I contrari. Secondo la Cgil, il ricalcolo contributivo della pensione come avviene per Opzione donna è inaccettabile, in quanto si perde fino al 30% dell'assegno Inps. Pur sottolineando che l'esecutivo ha comunque “lasciato la discussione aperta sulle modalità di ricalcolo”.

Totale chiusura del governo, invece, su Quota 41, cioè la possibilità di pensionarsi con 41 anni di contributi a prescindere dall’età anagrafica, come chiesto sia dai sindacati, sia dalla Lega di Matteo Salvini.

 

Restituire i risparmi. Il sindacato vorrebbe che in qualche modo i risparmi accumulati dai minori esborsi della previdenza pubblica negli ultimi anni, fossero in qualche modo restituiti ai lavoratori. Una tesi sostenuta ancor più vivacemente dopo che, nel proprio rapporto periodico, il centro studi Itinerari previdenziali ha evidenziato che l’Inps nel 2020 ha risparmiato in spesa per pensioni 1,1 miliardi a causa dell'eccesso di mortalità per Covid. E fino al 2029 si avranno minori esborsi per 11,9 miliardi a causa dell'eccesso di mortalità degli over 65.