RIFORMA PENSIONI, OGNI GIORNO UNA PROPOSTA
Avevamo titolato la notizia del 19 ottobre Pensioni, ogni anno una riforma. Torniamo sull’argomento, dato che, per superare lo scoglio dello “scalone”, che si produrrebbe con la fine di quota 100, si parla ormai di “ogni giorno una proposta”.
Entra, infatti, nel vivo la discussione sulla manovra da 25 miliardi che il governo si appresta a presentare a Bruxelles. Dove resta il nodo dell’uscita anticipata dal lavoro. Va ricordato, in proposito, che da gennaio 2022, terminata la sperimentazione della pensione anticipata con quota 100, tornerà lo scalone anagrafico che, dai 62 anni di età e 38 di contributi, impone bruscamente un minimo di 67 anni di età per la pensione di vecchiaia e almeno 42 anni e 10 mesi di contributi (uno in meno per le donne) per quella anticipata.
Quota 102. Una delle proposte avanzate (la più autorevole, a quanto pare), è quella di “quota 102”. Con quota 100 fu introdotta la possibilità di andare in pensione con un’età di 62 anni accompagnati da 38 anni di contributi. Con quota 102 si richiede comunque il raggiungimento di 38 anni di contributi, con la possibilità di ritirarsi però a 64. In altre parole è solo l'età anagrafica da sommare ad aumentare di due anni.
No dai sindacati. Contrari all’ipotesi, oltre alla Lega, anche i sindacati. Non solo: sull’argomento è intervenuto anche Tito Boeri, ex presidente Inps. "Quota 102", ha detto, "è un intervento che introduce un nuovo regime pensionistico e credo che l'idea sia poi di passare successivamente a una quota più alta, tipo "quota 104". Qualsiasi intervento sulle pensioni, soprattutto arrivando all'ultimo momento come sta accadendo, deve essere un intervento molto semplice, comprensibile per le persone coinvolte, in grado di armonizzare i trattamenti fra generazioni diverse e facilmente attuabile da parte delle amministrazioni pubbliche", ha aggiunto.
La ricetta Inps. Anche altre opzioni sono state esplorate, compreso l’Ape contributivo, cioè la proposta del presidente dell’Inps Pasquale Tridico di consentire l’uscita anticipata da 63/64 anni con una penalizzazione dell’assegno fino al raggiungimento dei 67 anni.
In pratica, ai lavoratori appartenenti al sistema misto verrebbe garantita la possibilità di accedere intorno ai 63/64 anni a una prestazione di importo pari alla quota contributiva maturata alla data della richiesta. Per poi avere la pensione completa al raggiungimento dell’età di vecchiaia.
Gli altri nodi. Sul tavolo resterebbero altri nodi da sciogliere, come l’ampliamento a nuove categorie dell’Ape sociale, la proroga di Opzione donna e anche l’eventuale ampliamento del contratto di espansione. Per non parlare della questione dell’adeguamento degli assegni all’inflazione.

