POLIZZE SALUTE, MALATTIE CRONICHE IN CRESCITA
Le malattie croniche in Italia tendono a crescere, mentre il sistema sanitario nazionale è strutturato per curare principalmente quelle “acute”. E’ una delle tendenze evidenziate dalRapporto Oasi 2015,presentato nei giorni scorsi all’Università Bocconi di Milano. Da un lato l’evoluzione dello scenario in quest’ambito della sanità (e delwelfare) non è ben conosciuto dal cittadino medio italiano, ma il tema è di grande interesse per tutti coloro che sono interessati a tutelarsi meglio, cercando coperture assicurative più ampie, che tengano conto dicomelievita la cronicità, oppure chiedendo polizze ad hoc. Dall’altro lato, scandagliare meglio il nuovo panorama va a tutto vantaggio delle compagnie e degli intermediari assicurativi, con l’obiettivo di migliorare le soluzioni da proporre ai propri clienti. Tenendo conto che il fenomeno è in evoluzione rapida.Cosa è cambiato in soli otto anni.Vediamo qualche dato sull’aumento della cronicità delle malattie. In base alRapporto Oasi 2015la percentuale d’italiani che dichiara di avere patologie allergiche è passata dal 10,7% del 2005 al 13,7% del 2013 (ultimo dato disponibile); il diabete è aumentato nello stesso arco di tempo dal 4,5% al 5,6%; l’osteoporosi passa dal 5,2% al 7,2%. Più marcato il dato che riguarda l’ipertensione: in otto anni, dal 13,6% al 17,3%. Alla fine del 2013 i pazienti cronici, in Italia, erano stimati in 18 milioni, 8 milioni dei quali pluripatologici.Meno aziende sanitarie.“La vera sfida del sistema”, afferma Francesco Longo, che ha curato il Rapporto con Patrizio Armeni, Clara Carbone, Francesco Petracca, Alberto Ricci e Silvia Sommariva, “è una riorganizzazione che gli consenta di far fronte al cambiamento del quadro epidemiologico, il cui aspetto più dirompente è la crescita della cronicità. Il numero delle unità operative, ospedali in primis, dovrà inevitabilmente essere ridotto, per liberare le risorse necessarie alla cura dei cronici e degli anziani”. Invece, gli interventi messi in campo sono di tipo istituzionale e mirano a rivedere i perimetri aziendali piuttosto che a riprogettare i servizi. Dal 2001 al 2015 un incessante processo dimergerpubblico ha ridotto il numero delle aziende da 330 a 244 (-26%) e altre importanti aggregazioni sono in vista, mentre la geografia dei servizi e i processi produttivi del settore si trasformano a un ritmo molto più lento.Posti letto e tecnologia.Le strutture ospedaliere che erogano prestazioni solo per acuti sono ancora 395, il 35% del totale del Servizio sanitario nazionale, e la metà di esse (198) ha meno di cento posti letto, una soglia al di sotto della quale si rischia di non avere la dotazione strutturale (tecnologia e competenze) e la casistica sufficiente per rispondere in maniera adeguata ai bisogni sanitari dei cittadini. Se la spesa corrente del sistema sanitario equivale a 1.800 euro l’anno per ogni cittadino italiano, quella per investimenti è di soli 60 euro, in un quadro che vede il conto economico chiudersi, per il terzo anno consecutivo, con un lieve avanzo, a discapito di uno stato patrimoniale aggregato delle singole aziende che denuncia 33,7 miliardi di euro di perdite accumulate a fine 2013.La posizione dell’AniaNel corso dell’ultimaGiornata Nazionale della Previdenza,svoltasi a Napoli nello scorso mese di maggio, Aldo Minucci, presidente uscente dell’Ania (Associazione nazionale fra le imprese assicuratrici) ha, tra l’altro, affermato: “L’Italia è, tra i paesi europei, quello che detiene la quota maggiore delle spese sostenute di tasca propria dai cittadini per prestazioni sanitarie che il sistema pubblico non riesce più a erogare. Sono 3,7 milioni i nostri connazionali che – secondo il X rapporto del Ceis, ilCenter for Economic and International Studies- dichiarano di non potersi permettere cure di cui avrebbero bisogno. Sono dati che richiedono risposte tempestive e assunzioni di responsabilità da parte dei soggetti economici e della politica. Una riforma della sanità che realizzi un efficace sistema misto pubblico-privato ridurrebbe l’area degli esclusi, razionalizzando la spesa e concentrando le risorse pubbliche laddove sono realmente necessarie. In un nuovo assetto gli assicuratori verrebbero chiamati a svolgere un ruolo ancora più rilevante, non soltanto nell’assicurare risarcimenti di spese sanitarie, ma anche come erogatori diretti di servizi sanitari”.
