PER ORA È UN FLOP L’OPERAZIONE TFR IN BUSTA PAGA
Alla prova dei numeri, l’operazione Tfr in busta paga risulta per ora un fallimento. I lavoratori che nei primi cinque mesi hanno fatto richiesta del “Quir” (Quota integrativa dalla retribuzione) - introdotta dalla Legge di Stabilità e in vigore dallo scorso mese di aprile – secondo un’analisi dei dati condotta dall’ufficio studi della Fondazione dei consulenti del lavoro, sono meno dell’uno per cento (0,83%). Nei primo otto mesi 2015 volano invece nei 2015 le richieste di anticipazione del Tfr già maturato: +26,6%.Di cosa si parla.A partire dal 3 aprile scorso, i lavoratori dipendenti hanno la possibilità di chiedere la liquidazione del proprio Tfr «maturando» in busta paga fino a giugno 2018. La liquidazione in busta paga è ammessa a partire dal mese successivo a quello di presentazione dell’istanza. Nel complesso Il Tfr dei dipendenti vale circa 20 miliardi l’anno per i lavoratori interessati alla misura.Il peso del Fisco.Da un’intervista a un significativo campione di coloro che hanno deciso di non chiedere l’anticipo emerge che la decisione è stata dettata prevalentemente da motivi fiscali. Il prelievo del Fisco sull'anticipo è a tassazione ordinaria, e quindi conveniente solo per le fasce più basse di reddito, fino a 15 mila euro all'anno. Per chi supera questa soglia, il rischio è addirittura di un aggravio fiscale, fino a 569 euro all'anno di tasse in più. Nella relazione tecnica della legge di stabilità il governo aveva ipotizzato che la norma potesse interessare il 40-50% dei sette milioni di lavoratori dipendenti; il primo bilancio, però, è assolutamente negativo. Su un campione di circa un milione di dipendenti, sottolineano i Consulenti del lavoro, ad agosto, dopo cinque mesi dall'entrata in vigore della norma, la scelta di liquidare il Tfr maturando in busta paga è stata effettuata solo da 8.420 lavoratori, ossia lo 0,83%. Il 62% dei soggetti che non hanno effettuato questa scelta conferma che la tassazione ordinaria è troppo penalizzante.Richiesta di anticipo del Tfr.In tutt’altra direzione va l'andamento delle anticipazioni, ovvero la possibilità di chiedere al datore di lavoro, in presenza di almeno otto anni di anzianità, fino al 70% del Tfr maturato per l'acquisto, la ristrutturazione della casa o per spese sanitarie. Nei primi otto mesi di quest’anno le richieste di anticipazione sono cresciute del 26,6% passando da 202.140 a 256.044 (comprensivo delle quote chieste in anticipo ai fondi pensione). L'anticipazione viene erogata a tassazione separata, quindi più favorevole per il lavoratore. Questo strumento consente da un lato di monetizzare comunque parte della liquidazione, e dall'altro di conservare il regime fiscale più favorevole. I dati dimostrano, si legge nel documento, che le famiglie hanno comunque bisogno di liquidità derivante dalla crisi economica e dalle difficoltà di accedere al credito bancario. È evidente che, in alternativa alla liquidazione del Tfr di un periodo futuro fino a giugno 2018 con forti penalizzazioni, il lavoratore preferisca richiedere una parte del Tfr accantonato in azienda o presso i fondi pensione.
