PENSIONI, TUTTI I NUMERI INPS
Le pensioni erogate in Italia il 1 gennaio 2022 erano 17.749.278, di cui 13.766.604 (il 77,6%) di natura previdenziale e 3.982.674 (il 22,4%) assistenziale. Questi sono i dati che emergono dall’ultimo osservatorio dell’Inps.
Previdenza e assistenza. Spesso facciamo confusione tra previdenza e assistenza. È bene quindi chiarire le differenze. Le prestazioni di tipo previdenziale sono pagate dopo versamento di contributi durante l’attività lavorativa. Quelle di natura assistenziale sono invece erogate a sostegno di situazioni di invalidità o di disagio economico (compresi assegni sociali e indennità di accompagnamento). L’importo complessivo annuo è pari a 218,6 miliardi di euro di cui 195,4 sostenuti dalle gestioni previdenziali e 23,2 da quelle assistenziali.
Ripartizione a tre. Il fondo pensioni lavoratori dipendenti gestisce il 45,8% dei trattamenti corrisposti e il 58,7% degli importi in pagamento. Le gestioni dei lavoratori autonomi erogano il 28,2% delle prestazioni e il 24,3% delle somme. Mentre le gestioni assistenziali liquidano il 22,4% delle pensioni e il 10,6% del totale corrisposto.
Buio sui pubblici. Nonostante siano passati ben dieci anni dall’incorporazione dell’Inpdap all’Inps, in queste statistiche restano escluse le pensioni della gestione dipendenti pubblici. Un mistero, come lo definisce l’esperto Giuliano Cazzola, ex componente della commissione di Vigilanza sui fondi pensione e del nucleo di valutazione della Spesa pensionistica.
La spesa 2021. La spesa relativa alle pensioni pagate nel 2021 è superiore a 14 miliardi. Di questi, quasi 7 sono andati al lavoro dipendente privato (quasi 424.000 trattamenti) e 2,8 ai lavoratori autonomi (267.000).
Tralasciando alcune gestioni minori (tra cui quella separata, considerata all’interno del lavoro autonomo con 40.000 trattamenti e 160 milioni di spesa), le 581.000 prestazioni assistenziali hanno registrato un costo di 3,3 miliardi.
Penalizzate le donne. Nei settori del lavoro dipendente, nel 2021 sono stati spesi più di 112 miliardi, di cui 85,6 miliardi contro i 27 della vecchiaia in senso stretto. Per gli autonomi, invece, rispettivamente 29 contro 14,8.
Circa il 75,1% delle pensioni di anzianità/anticipate, è erogato a uomini, mentre quella percentuale si abbassa al 37,1% per le prestazioni di vecchiaia.
Anche nell’invalidità previdenziale c’è una distinzione: infatti, le due tipologie di prestazione nate nel 1984 evidenziano una preponderanza maschile e precisamente il 65,3% per l’assegno di invalidità e il 69,8% per la pensione di inabilità. Mentre gli uomini titolari delle pensioni di invalidità con decorrenza prima del 1984 erano il 31,9%, a causa all’età elevata dei titolari e alla maggiore longevità delle donne.
In vetta il nord. Dall’analisi della distribuzione territoriale, l’area geografica che registra la percentuale più alta è il nord, con il 47,85%. Al centro viene erogato il 19,31% delle pensioni, al sud il 30,77%. Il restante 2,06% (366.226 prestazioni) è liquidato a residenti all’estero.
Calcolando il rapporto tra numero di pensioni e popolazione residente (per mille) di ciascuna area geografica, si osserva che il nord continua a essere l’area con il maggior numero di pensioni per mille residenti (309 per mille), seguita da centro (290,8 per mille) e Mezzogiorno (273,6 per mille).
Pensioni povere. Analizzando la distribuzione per classi di importo mensile delle pensioni, si osserva una forte concentrazione nelle classi basse. Infatti, il 58,4% ha un importo inferiore a750 euro. Questa percentuale per le donne raggiunge il 71,1%.
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