PENSIONI, OGNI ANNO UNA RIFORMA

Si poteva immaginare che a ridosso della legge di Bilancio 2022 non si parlasse di riforma delle pensioni? Per affrontare la fine di quota 100, secondo il presidente dell’Inps Pasquale Tridico, si potrebbe prevedere per i lavoratori appartenenti al sistema misto (retributivo fino al 2011 e contributivo dal 2012) la possibilità di accedere intorno ai 63/64 anni. Con una prestazione pari alla quota contributiva, maturata alla data della richiesta. E avere la pensione completa al raggiungimento dell’età di vecchiaia.

 

La spesa. Per Tridico, questa ipotesi sarebbe sostenibile dal punto di vista finanziario con un aggravio di circa 2,5 miliardi per i primi tre anni e risparmi a partire dal 2028.

Nel 2022 potrebbero essere coinvolte 50.000 persone per una spesa di 453 milioni; 66.000, invece, i nuovi pensionati previsti per il 2023 (935 milioni). Gli anni con il costo più sostenuto sarebbero il 2024 e 2025 con oltre 1,1 miliardi l’anno e 160.000 uscite nel biennio.
 

I requisiti. Per andare in pensione sarebbe necessaria un'età di almeno 63/64 anni (da adeguare alla speranza di vita), accompagnati da almeno 20 di contribuzione. E una quota contributiva di pensione pari a 1,2 volte l’assegno sociale (553 euro del 2021). La prestazione completa spetta fino al raggiungimento del diritto della pensione di vecchiaia.

 

Il quadro della situazione. Nel corso dell’audizione presso la commissione Lavoro della camera, Tridico ha anche dato un quadro delle pensioni italiane. 

Alla data del 31 dicembre 2021, sono 297 mila i lavoratori che possono accedere alla pensione con il retributivo (valido fino al 2011) - lavoratori cioè che avevano 18 anni di contributi prima del 1996 e che quindi hanno mantenuto questo sistema fino all’entrata in vigore della legge Fornero.

Circa 93 mila di questi hanno almeno 65 anni e quindi sono molto vicini alla pensione, mentre 33 mila ne hanno meno di 60.

 

L’Ape sociale. In audizione si è parlato anche delle possibili modifiche all’Ape sociale, promosse dalla commissione che ha concluso l’esame dei lavori gravosi. I cambiamenti porterebbero alla necessità di stanziare in tre anni poco più di un miliardo di euro. A regime, dal 2026, il costo delle modifiche sarebbe pari a 805 milioni.

Nel dettaglio, sono quattro le modifiche ipotizzate dai tecnici: proroga dell’Ape sociale fino al 2026; integrazione di alcuni codici di professioni riferiti ad attività affini a quelle attualmente presenti nella categoria dei gravosi; eliminazione della condizione di conclusione della prestazione di disoccupazione da almeno tre mesi per l’accesso all’Ape sociale; riduzione del requisito di anzianità contributiva per i gravosi appartenenti al settore edile da 36 anni a 30 anni.

Riscatto della laurea gratis. Un convinto sì da parte dell’Inps alla proposta di riscatto gratuito della laurea, da indirizzare alla pensione di garanzia per i giovani, i quali non possono più contare sulla pensione minima. I costi per le casse dello stato sarebbero però ingenti: tra i 4 e i 5 miliardi l’anno.

"Il riscatto", ha detto Tridico, "ha due caratteristiche positive, incentiva il giovane e contribuisce all’aumento delle skill in un paese dove il tasso dei laureati è tra i più bassi dell’Ue. Oltre a pareggiare una sorta di discriminazione che potrebbe denunciare chi resta di più tra i banchi di scuola rispetto all’ingresso nel mercato nel mercato del lavoro. Ma la verità è che c’è un costo molto importante da sostenere", ha concluso. Un costo che però porterebbe l’Italia al pari di paesi come la Germania, dove il riscatto gratuito è possibile anche per due anni delle scuole superiori.

 

Sconto per le donne. Sulla questione pensionistica femminile il presidente della commissione Lavoro, (l’ex ministro Cesare Damiano), ribadisce che uno sconto alle donne è già previsto con l’Ape sociale. E non esclude che la misura potrebbe essere ampliata, come suggerito nella relazione della stessa commissione.

Sono tutte ipotesi che però molto difficilmente diventeranno realtà. Non resta altro che attendere la pima bozza della legge di Bilancio 2022, attesa per la fine del mese di ottobre.

 

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