PENSIONI INPS, MENO INVALIDITÀ PIÙ ANZIANITÀ

Sono sostanzialmente stabili le rendite per vecchiaia, in aumento invece le pensioni di anzianità, soprattutto tra le lavoratrici di sesso femminile, che hanno potuto fruire dei requisiti ridotti previsti dalla famosa “opzione donna”. E’ questo in sintesi, il quadro che emerge dalla rilevazione denominataMonitoraggio flussi pensionamentoeffettuata dall’Inps, che ha messo a confronto le domande di pensionamento presentate nel biennio 2014-2015. In proposito, precisa l’ente di previdenza, i dati sono stati elaborati alla data del 2 gennaio 2016, e quindi nei prossimi mesi potranno subire delle variazioni in relazione alla liquidazione delle richieste ancora in giacenza al momento della rilevazione.Si va in pensione prima.Un consistente incremento delle pensioni anticipate si osserva sia per quanto riguarda i dipendenti (la cui percentuale sul totale delle richieste passa dal 22% del 2014 al 34% del 2015, sia nelle gestioni dei lavoratori autonomi (artigiani e commercianti), dove sale dal 17% al 25%. Complessivamente, rispetto al 2014, l'aumento è stato del 74%. La crescita rilevata, come si legge nel documento, dipende essenzialmente dalla nuova normativa introdotta con la riforma Monti-Fornero che, di fatto, ha causato un blocco dei pensionamenti di anzianità, innalzando decisamente i requisiti contributivi per il diritto, da 40 a oltre 42 anni. Per quanto riguarda le donne inoltre, il notevole incremento dei trattamenti di anzianità è per lo più legato alla scelta dell’opzione donna. Val e a dire, alla possibilità di lasciare con 35 anni di contributi e 57 anni e 3 mesi di età (58 anni e 3 mesi le autonome), optando per il meno vantaggioso sistema di calcolo contributivo della rendita. Questa circostanza fa sì che mentre per ogni 100 pensioni maschili decorrenti nel 2014 ne risultavano 119 femminili, questo rapporto nel 2015 scende a 105. Inoltre mentre per ogni 100 pensioni decorrenti nel 2014, 48 si riferivano a pensionati residenti al Nord, dove si cominciava a lavorare “in regola” molto prima che al Sud, nel 2015 tale rapporto sale a 52. Insomma, sottolinea l’Inps, osservando i dati complessivi del 2015 rispetto a quelli del 2014, l'incremento dei trattamenti di anzianità determina una consistente variazione degli indicatori statistici riguardanti la composizione per categoria, per sesso, e per ripartizione geografica: le pensioni anticipate, infatti, vengono liquidate generalmente a individui con carriere più complete e quindi principalmente a uomini residenti al Nord.Italiani in buona salute.Meno invalidi e meno decessi. Le nuove pensioni d’invalidità, si legge nel rapporto, sono diminuite passando dalle 50.872 del 2014 alle 42.906 del 2015, mentre gli assegni ai superstiti sono scesi dai 189.291 del 2014 ai 183.085 del 2015. Giù anche gli assegni sociali (la prestazione erogata agli ultrasessantacinquenni sprovvisti di altri redditi), che passano dai 49.133 del 2014 ai 46.251 del 2015.Assegni più consistenti.Il monitoraggio rileva anche un consistente incremento dell'importo medio dei nuovi assegni corrisposti: da 839 a 1.003 euro al mese. Questo soprattutto a causa dell'aumento del numero delle pensioni anticipate che, essendo legate a una carriera contributiva lunga, sono mediamente più alte. L'importo medio delle pensioni anticipate nel 2015 era infatti 1.880 euro (contro i 1.763 euro del 2014) a fronte dei 628 euro di quelle di vecchiaia (603 euro nel 2014), i 779 euro di quelle d’invalidità (777 euro nel 2014) e i 650 euro al mese delle nuove pensioni ai superstiti (contro i 632 euro del 2014).