PENSIONI: DAL 2016 QUATTRO MESI DI LAVORO IN PIÙ
Si vive più a lungo, quindi bisogna andare in pensione più tardi. E’ questa la filosofia di base che ha ispirato la legge del 2010, con cui è stato deciso che i requisiti anagrafici nel tempo dovranno fare riferimento all’incremento della speranza di vita. La manovra economica dell’estate 2011 ha anticipato al 2013 (doveva partire dal 2015) tale adeguamento, che avverrà con cadenza biennale a partire dal 2019.Vecchi parametri.Anche nel 2015 l’età anagrafica per la vecchiaia resta fissata a 66 anni e 3 mesi per gli uomini e 63 anni e 9 mesi per le donne (64 anni e 9 mesi per le lavoratrici autonome). Nessuna novità anche sul fronte della pensione di anzianità (che ora si chiama anticipata). Com’è noto, con la riforma Monti-Fornero, a partire dal 2012 per ottenere la pensione prima dell’età della vecchiaia non bastano più i classici 40 anni, ma ne occorrono più di 42. Nel 2015 bisognerà accumulare almeno 42 e 6 mesi per gli uomini e 41 e 6 mesi per le donne.Nuovi parametri.I conti con la cosiddetta speranza di vita si faranno però l’anno prossimo. Nel 2016, infatti, i parametri si innalzeranno di quattro mesi, misura già decisa con un decreto ministeriale dello scorso 16 dicembre. Pertanto, la soglia anagrafica degli uomini salirà a 66 anni e 7 mesi, mentre quella delle donne raggiungerà i 65 anni e 7 mesi (66 anni e un mese le lavoratrici autonome). A questo proposito, va ricordato che la riforma Fornero stabilisce che qualora l’incremento dato dalle variazioni demografiche non dovesse arrivarci, a partire dal 2022 l’età del pensionamento non può comunque risultare inferiore a 67 anni di età. L’adeguamento alla speranza di vita interesserà anche le pensioni anticipate. Nel 2016, quindi, per la pensione di anzianità saranno richiesti 42 anni e 7 mesi agli uomini e 41 anni e 7 mesi alle donne.
