PENSIONI, COME SI CALCOLANO NEL 2020

Il reddito lordo dichiarato di 30mila euro, su cui sono stati versati i contributi Inps nel 2018, in pensione vale 30.150 euro. E quando viene utilizzato per il calcolo della seconda quota, riferita all'anzianità maturata dopo il 31 dicembre 1992, sale sino a 30.447 euro. Ora è quindi possibile calcolare con esattezza una pensione con decorrenza nell’anno in corso. L’Istat, infatti, ha indicato i coefficienti che consentono di rivalutare le retribuzioni (i redditi nel caso di artigiani e commercianti) da considerare per la determinazione della base annua pensionabile.

La base pensionabile.  Il metodo di calcolo retributivo (o quota retributiva, per meglio dire) commisura l’importo del trattamento alla retribuzione media percepita negli ultimi anni di attività lavorativa, in modo da garantire una determinata percentuale della retribuzione stessa: 80% in presenza della massima anzianità di 40 anni (2%, per ogni anno).

Con la riforma Amato del 1993, la ricerca della retribuzione/reddito da considerare per il calcolo deve essere effettuata sugli ultimi dieci anni di attività.  Fino al 31 dicembre 1992, la base per il calcolo della pensione era invece determinata dalla media degli ultimi cinque anni. Le retribuzioni da utilizzare vengono rivalutate in base all’inflazione. Per trasformare il “vecchio” stipendio in uno aggiornato, basta moltiplicarlo per gli appositi coefficienti resi noti ogni anno dall’Istat (si veda tabella allegata). Dalla rivalutazione sono escluse le retribuzioni dell’anno di decorrenza della pensione e di quello precedente. Lo stesso discorso vale per i lavoratori autonomi (artigiani e commercianti): nel loro caso, anziché la retribuzione, va rivalutato il reddito pensionabile.

Due quote. Dal primo gennaio 1993 la misura della pensione è costituita dalla somma di due distinte quote

1) la prima (A) corrispondente all’importo riferito all’anzianità contributiva maturata sino a tutto il 31 dicembre 1992;

2) la seconda (B), corrispondente all’importo del trattamento relativo all’anzianità acquisita dopo il primo gennaio 1993.  Con l’introduzione del criterio di calcolo su due quote si è reso necessario l’utilizzo di due diversi tipi di coefficienti Istat di aggiornamento: il primo, legato alla variazione dell’indice Istat (variazione dei prezzi al consumo per le famiglie di impiegati e operai): il secondo più favorevole, ancorato all’indice Istat, aumentato di un punto percentuale per ogni anno solare preso in considerazione ai fini del computo.

 

La quota C. Per le pensioni con decorrenza dal 2012 in poi, il calcolo della rendita deve tener conto anche di un’ulteriore quota (C), riferita all’anzianità acquisita successivamente al 31 dicembre 2011. La riforma Monti-Fornero ha infatti introdotto il metodo contributivo per tutti, compresi coloro che potevano contare su 18 anni di versamenti al 31 dicembre 1995, che sino ad allora avevano beneficiato del solo (e più favorevole) criterio retributivo.

 

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