PENSIONE, ECCO QUANTO COSTERÀ NEL 2019

Anno nuovo contributi nuovi, ma non per tutti. L’aumento nel 2019 della contribuzione destinata alla pensione riguarda in particolare i lavoratori autonomi, con l’eccezione dei titolari di partita Iva (free lance). Diamo la parola ai numeri.

Dipendenti. Nulla di nuovo per quanto riguarda i dipendenti, a parte quelli con un reddito medio-alto. L'aliquota invalidità, vecchiaia e superstiti (Ivs) dovuta all'Inps, rimane infatti fissata al 33%, di cui 23,81% a carico dell'azienda e 9,19 % del lavoratore. Nel 2019 la quota a carico del dipendente sale al 10,19% per la fascia di retribuzione mensile che supera i 3.929 euro (un dodicesimo di 47.143, tetto pensionistico).

Artigiani e commercianti.  Per loro, la riforma Fornero ha stabilito un aumento progressivo dell’aliquota contributiva dello 0,45%, a partire dal 2013, sino a raggiungere il 24% nel 2018. L’anno prossimo artigiani ed esercenti dovranno applicare il 24% sul reddito d'impresa dichiarato al fisco sino a 47.143 euro e il 25% sulla quota di reddito tra 47.143 e 78.572 euro, massimale imponibile per il 2019. L’unica novità riguarda gli iscritti alla gestione commercianti:  nei loro confronti a dicembre scade la richiesta maggiorazione dello 0,09%, destinata al fondo per la razionalizzazione della rete commerciale, finalizzata a favorire la cosiddetta "rottamazione negozi"

Nel 2019 il minimale di reddito imponibile ai fini del calcolo salirà da 15.710 a 15.878 euro, per cui il contributo minimo (comprensivo della quota di maternità) dovuto per il 2019 sarà di 3.819 euro (3.335 per i collaboratori di età inferiore a 21 anni).

Parasubordinati. Nessuna novità: in altre parole, per il 2019 il quadro della contribuzione dovuta alla Gestione separata Inps si presenta come segue:

1) lavoratori non iscritti a un altro fondo obbligatorio, né titolari di pensione: pagano un contributo del 34,23% (33% per il fondo pensione, più 1,23% per il fondo maternità, assegni familiari e disoccupazione), di cui 11,41% a loro carico e il 22,82% a carico del committente;

2) lavoratori già iscritti a un altro fondo obbligatorio, oppure titolari di pensione. Pagano un contributo del 24%, di cui 8% a loro carico e 16% per l’azienda;

3) titolari di partita Iva, che per il triennio 2014-2016 hanno goduto di un particolare sconto (27,72%). A partire dal 2017, grazie alla Legge di Bilancio dell’anno scorso, l’aliquota è stata ridotta definitivamente al 25,72%. Il contributo, lo ricordiamo, è interamente a loro carico, recuperabile in fattura nella misura massima del 4%.

L’addizionale dello 0,72% serve a finanziare le tutele assistenziali come malattia, maternità e assegni al nucleo familiare: dal primo luglio 2017, quest’addizionale è stata maggiorata di un ulteriore 0,51%, destinato a finanziare la stabilizzazione della Dis-Coll, l’indennità di disoccupazione dei collaboratori coordinati e continuativi. Per tutte le categorie di contribuenti, l’anno prossimo il massimale di reddito imponibile sarà fissato a 102.543 euro annui.

 

Due anni a confronto

Soggetti interessati

Carico contributivo 2018

Carico contributivo 2019

Artigiani

- 24% sino a € 46.630

- 25% da € 46.630 a 77.717

- 24% sino a 47.143 euro

- 25% da 47.143 a 78.572 euro

Quota minima € 3.819, ridotta a € 3.333 per i collaboratori under 21

Commercianti

- 24,09% sino a € 46.630

- 25,09% da € 46.630 a 77.717

Titolari di partita Iva non assicurati obbligatoriamente, né pensionati

- 25,72% entro il massimale di

 € 101.427 euro

 

- 25,72% entro il massimale di

 € 102.543

 

Parasubordinati non assicurati obbligatoriamente, né pensionati

- 34,23% entro il massimale di

  € 101.427 euro

 

- 34,23% entro il massimale di

  € 102.543

 

Parasubordinati già assicurati obbligatoriamente, o pensionati

- 24,00% entro il massimale di 

  € 101.427 euro

- 24,00% entro il massimale di 

  € 102.543

 

www.inps.it

Leonardo Comegna