PENSIONE DEI PROFESSIONISTI A RISCHIO POVERTÀ

Professionisti sempre più poveri, con la conseguente prospettiva d’intascare una pensione sempre più modesta. E’ il quadro che emerge dalQuinto rapportodell'Adepp, l'associazione delle Casse di previdenza private. Dal 2007 (dai primi sintomi della crisi) al 2014, i guadagni d’ingegneri, architetti, avvocati, notai, commercialisti ecc., (1,5 milioni di liberi professionisti), sono crollati del 18,35%. Ma non basta, ilreportmostra inoltre come l'insieme degli iscritti Adepp stia invecchiando velocemente, con un vistoso calo delle fasce di età che vanno dai 25 ai 45 anni.Più teste meno quattrini.La fotografia scatta dall’associazione degli enti previdenziali privati mostra come la platea degli iscritti ammonti a 1 milione 469.637 unità, con un salto in avanti rispetto al 2013 del 3,52%, che diventa il 20% se si prende in esame l'ultimo decennio (2005-2014). Anche sul fronte delle entrate contributive le cose non vanno male. Nel 2014 le Casse hanno raccolto poco meno di 9 miliardi di euro, totalizzando un incremento, rispetto all'anno precedente, pari al 2,87%: le entrate complessive sono di “8,917 miliardi”, e tra il 2005 e il 2014 c'è stato un aumento “pari al 24,18%”, mentre “nel periodo 2012-2014 si è registrata una lieve flessione dei contributi incassati, pari a circa il 2%”. Analizzando le diverse categorie professionali, il documento rivela come, nel 2014, il tasso di crescita maggiore della contribuzione sia quello dell'area tecnica (ingegneri e architetti) giunto al 10,83%, l'area sanitaria (i più numerosi, con quasi 500mila iscritti tra medici e odontoiatri) tra il 2012 e il 2013 è salita del 2,95% e, dato il proprio peso in termini di composizione dei contributi sul totale (32,62%), è andata ad abbassare la crescita media complessiva. Il comparto economico sociale ha mostrato un progresso del 3,57% a fronte di un incremento del 51,67% sul periodo 2005-2013, infine quello giuridico ha fatto registrare, tra il 2005 e il 2013, l'impennata più rilevante tra le aree (poco più del 110%). In termini reali (considerando cioè il valore al netto dell'inflazione) il reddito dei liberi professionisti si attesta a 28.960,02 euro annui. La flessione, è detto nel Rapporto, è dovuta in gran parte agli effetti erosivi della crescita dei prezzi che negli anni passati, a differenza di adesso, si è fatta sentire. Infatti, si fa notare, "il valore nominale dei redditi tra il 2005 e il 2014 non è cresciuto, pertanto l'inflazione cumulata nel periodo di analisi ha provocato un considerevole decremento del reddito reale", cioè del potere d'acquisto. Nel 2014 il reddito nominale si è fermato a 34.549,30 euro annui, e quindi non ha fatto fronte all'avanzata dei prezzi, minando la capacità di spesa della categoria. La sfida del futuro, ha concluso il presidente Adepp Andrea Camporese, è “mantenere l'equilibrio tra ciò che si versa e ciò che si riceve, agendo con forza su tutte le leve che portano a una protezione sociale utile a evitare di avere centinaia di migliaia o milioni (inclusa la gestione separata Inps) di futuri pensionati a 500 euro al mese”.Donne e Mezzogiorno più penalizzati.Un professionista in Calabria guadagna il 65% in meno di un collega che opera in Lombardia o in Trentino. Così come accade per gli studi del Molise, Sardegna, Sicilia e Basilicata. E mentre s’irrobustisce l'esercito di professionisti con un balzo del numero degli iscritti, oltre 50mila in più nel giro di un anno (segno che le professioni libere continuano a essere attrattive, come ha sottolineato Camporese), i redditi delle professioniste donne continuano a distanziarsi rispetto a quelli dei colleghi uomini. In termini economici si tratta di professioniste ”dimezzate”, che in media guadagnano la metà dei maschi. In Campania, Lazio, Liguria le professioniste hanno incassato l'anno scorso tra il 51,6% e il 55% del reddito dichiarato dagli uomini.Patrimonio.Il patrimonio delle Casse nel 2014 ha superato nel complesso i 64,4 miliardi di euro, registrando una salita progressiva, “poiché tra il 2011 e il 2012 è stata pari all'8,6%, nel periodo tra il 2012 e il 2013 del 7,7%”, mentre lo scorso anno ha avuto un incremento del 7,8%. Le quote maggiori sono state impiegate in titoli di stato (12,7 miliardi) e in Oicr (Organismi d’investimento collettivo del risparmio), 13,2 miliardi. Il versante immobiliare ha evidenziato una discesa, 5,5 miliardi, considerato che nel 2011 il valore contabile oltrepassava gli 8,3 miliardi. Il ministro dell'economia Pier Carlo Padoan, presente all’incontro, nell’evidenziare le opportunità per gli istituti pensionistici d’immettere risorse nell'economia reale del Paese, ha definito “un'ottima idea” la possibilità di orientare gli investimenti in strumenti finanziari “a lungo termine”.