NEI PRIMI NOVE MESI I FONDI AVANTI DI POCO SUL TFR
La previdenza integrativa vince di un soffio sul Tfr. A causa della tempesta estiva sui mercati finanziari, però, lascia sul terreno buona parte della performance ottenuta nel primo semestre dell’anno. Nei primi nove mesi 2015 si è attestato all’1,1% il rendimento medio offerto dai fondi pensione negoziali, aziendali o di categoria. Nei primi nove mesi dell’anno, il Tfr (il 6,91% della retribuzione lorda) ha reso invece lo 0,8%, al netto dell’aliquota del 17%. La liquidazione mantenuta in azienda si rivaluta con un tasso dell’1,5%, più il 75% dell’inflazione. Mentre i contributi ai fondi pensione cominciano a maturare rendimenti sin da quando vengono versati, la rivalutazione del Tfr mantenuto in azienda riguarda solo l’importo maturato al 31 dicembre dell’anno precedente. Questo meccanismo determina una differenza di circa lo 0,2% a sfavore del Tfr.In base ai risultati raccolti daCorrierEconomia(settimanale di finanza e risparmio delCorriere della sera), nei primi nove mesi del 2015 il risultato migliore è il 3,2% del comparto azionario di Fondenergia (energia e petrolio), seguito con il 3% dal bilanciato di Previmoda (tessile, abbigliamento, calzature e occhiali. Nel medio periodo, invece, i fondi pensione vincono invece alla grande. Fra il primo gennaio 2000 e il 30 settembre scorso, infatti, tutti i tre maggiori esistenti all’inizio del periodo considerato hanno battuto nettamente il 49,4% del Tfr (Trattamento di fine rapporto. Il migliore è stato ancora una volta Fondenergia (energia e petrolio) con il 73,6%, seguito da Fonchim (chimica e farmaceutica) con il 65,3% e da Cometa (industria metalmeccanica e orafa) con il 64,1%. A parte i rendimenti, un altro fattore che rende più conveniente l’adesione ai fondi pensione rispetto alla decisione di mantenere il Tfr in azienda è il contributo aziendale (pari in media all’1,2-1,5% della retribuzione lorda), cui ha diritto solo chi aderisce.Il confronto fra chi aderisce e chi no.Oltre al maggior rendimento rispetto alla rivalutazione del Tfr, il contributo aziendale fa davvero la differenza nello spostare la bilancia a favore dei fondi pensione. Lo dimostrano gli esempi, relativi a tre fra i maggiori, di lavoratori che hanno aderito dall’avvio a confronto con colleghi che, a parità di retribuzione, hanno invece mantenuto il Tfr presso il datore di lavoro. Con Cometa (industria metalmeccanica e orafa) il primo avrebbe ottenuto un montante di 40.280 euro e il secondo di 30.593. Con Fonchim (chimica e farmaceutica), siamo a 108.277 contro 76.476 euro; con Fonte (commercio, turismo e servizi) si va infine dai 27.206 euro del primo ai 20.760 del secondo. Negli esempi sono state ipotizzate retribuzioni rispettivamente di ventimila, 21.500 e 32mila euro e iscrizioni sin dall’avvio del fondo alla linea bilanciata. I confronti, peraltro, non tengono conto del trattamento fiscale sulla prestazione finale, che è decisamente più favorevole per i fondi pensione. In questi ultimi, infatti, la rendita vitalizia o il capitale (possibile sino al 50% del montante maturato) sono tassati con un’aliquota del 15% diminuita dello 0,30% per ogni anno di partecipazione successivo al quindicesimo, e una riduzione che può arrivare al 6%. In pratica, con una permanenza di trentacinque anni nel fondo l’aliquota si riduce al 9%. Il Tfr è soggetto invece a tassazione separata con un minimo del 23%.
