MENO INCIDENTI, MA AUMENTANO I PIRATI DELLA STRADA
Calano gli incidenti, ma aumenta la pirateria stradale. Nel corso del 2014 sono stati 1.009 gli episodi di omissione di soccorso registrati dall’Osservatorio il Centauro-Asaps (Associazione sostenitori e amici della Polizia stradale), con 119 persone uccise e 1.224 ferite. Secondo l’Osservatorio dell’associazione guidata dal presidente Giordano Biserni - giunto all’ottava edizione - lo scorso anno sulle strade della Penisola abbiamo avuto 36 episodi di pirateria in più rispetto ai 973 del 2013 (+3,7%); sono aumentate anche le vittime (cinque, +4,4%) rispetto alle 114 dell’anno precedente. Su 1009 inchieste, 583 hanno condotto all’identificazione del responsabile (57,8%), arrestato in 121 occasioni (contro i 146 arresti del 2013).Alcol e sostanze stupefacenti.Anche lo scorso anno gli episodi di pirateria stradale hanno avuto come protagonisti sostanze stupefacenti e alcol: in 114 casi (sui 583 pirati smascherati) ne è stata accertata la presenza. Secondo l’Asaps “spesso, quando l’autore dell’episodio di pirateria stradale viene identificato dalle forze di Polizia, non ha senso sottoporlo a controllo alcolemico o narcotest, perché sono trascorse ore o giorni dall’evento”.Anziani, bambini e ciclisti i più esposti.L’84,3% degli atti di pirateria (851) è avvenuto nelle ore diurne. I pedoni sono stati coinvolti in 410 episodi (46 i morti), i ciclisti in 155 eventi (24 decessi), i minori di 14 anni colpiti sono stati 81 (dai 55 del 2013), cinque dei quali sono rimasti uccisi e i rimanenti 76 feriti in modo lieve o grave. Questa poco onorevole classifica vede al primo posto la Lombardia (141 episodi), seguita da Emilia Romagna (105), Veneto (94), Lazio (92), Campania (88), Toscana (71), Sicilia (70), Puglia (66); in “coda” Basilicata (1) e Valle d’Aosta (2).Chi è il pirata della strada.Nella maggior parte dei casi i pirati della strada sono uomini di età compresa tra i 18 e i 45 anni; sulle 583 persone identificate ci sono solo 67 donne (sette in meno rispetto al 2013). Perché i pirati fuggono dopo aver travolto un pedone o un ciclomotore? I dati dell’Osservatorio il Centauro-Asaps dicono che spesso c’è il timore di perdere i punti della patante e lo stesso documento di guida. In crescita i casi di veicoli con polizze scadute o contrassegni contraffatti (52 casi). Secondo l’associazione, “le pene previste per questi episodi sono inconsistenti: da tre mesi a tre anni. Solo in caso d’incidente mortale e fuga del pirata, si rischia di rimanere per un certo periodo in cella”.L’omicidio stradale nel Codice Penale?La condanna media per chi ha ucciso e si è dato alla fuga è 2 anni e 4 mesi. “Questo reato dovrebbe essere tra quelli previsti nella sfera dell’omicidio stradale”, afferma Biserni, “per la cui istituzione l’Asaps si batte insieme ad altre associazioni”. La discussione sull’inserimento del reato di “omicidio stradale” nel Codice penale è arrivato in Parlamento, ma il cammino è lento. A favore della modifica normativa si conta un gran numero di associazioni, onlus, comuni, parlamentari di ogni colore politico. E’ nato anche un sito web (www.omicidiostradale.it), di cui fa parte anche l’Asaps, per raccogliere adesioni e come luogo di raccordo tra coloro che auspicano l’introduzione di una nuova forma di reato. Una svolta più volte caldeggiata anche dal presidente del consiglio Matteo Renzi, che in dicembre ha inviato un video messaggio alla famiglia di Lorenzo Guarnieri (www.lorenzoguarnieri.com), ragazzo di 17 anni ucciso da un’auto pirata a Firenze quando l’attuale premier era sindaco del capoluogo toscano. L’omicidio stradale dovrebbe essere inserito all’interno della riforma delCodice della strada, già avviata nell’ottobre scorso con il via libera della Camera; una riforma che prevede anche la revoca della patente e l’inibizione perpetua alla guida nei casi di omicidio colposo provocato da violazioni del Codice, “alcol test” più precisi e controlli telematici su assicurazione e revisione dei veicoli.La posizione favorevole dell’Ania.L’Ania (Associazione nazionale tra le imprese assicuratrici) e la Fondazione Ania per la sicurezza stradale (www.fondazioneania.it) appoggiano da anni l’introduzione del reato di “omicidio stradale”. Già nel 2010, rispondendo a un sondaggio condotto per conto della Fondazione Ania dall’Ispo (Istituto per gli studi sulla pubblica opinione), l’84% degli italiani si dichiarava favorevole al “reato stradale”. Più recentemente Umberto Guidoni, segretario generale della Fondazione Ania ha affermato: “Ci auguriamo che l’iter legislativo prosegua velocemente, per introdurre norme che riteniamo fondamentali per ridurre il numero e la gravità degli incidenti sulle nostre strade”.
