MALGRADO IL FISCO, I FONDI STRAVINCONO SUL TFR

La pensione di scorta batte nettamente il Tfr. Ma la legge di Stabilità per il 2015 rischia di frenare la crescita delle adesioni alla previdenza complementare. Nel 2014 si è attestato al 7% il rendimento medio offerto dai fondi pensione negoziali, aziendali o di categoria; i dati sono stati raccolti daCorrierEconomia, settimanale di finanza e risparmio delCorriere della Sera. Il Tfr (il 6,91% della retribuzione lorda) l’anno scorso ha reso invece l’1%, al netto dell’aliquota dell’11%, che dal primo gennaio 2015 è passata al 17%. La liquidazione mantenuta in azienda si rivaluta con un tasso dell’1,5%, più il 75% dell’inflazione; a causa dell’incremento molto basso nel costo della vita, l’anno scorso la rivalutazione è stata ottenuta solo grazie alla quota fissa, appunto l’1,5% lordo. Mentre i contributi ai fondi pensione cominciano a maturare rendimenti sin da quando vengono versati, la rivalutazione del Tfr mantenuto in azienda riguarda solo l’importo maturato al 31 dicembre dell’anno precedente. Questo meccanismo determina una differenza di circa lo 0,2% a sfavore del Tfr.Un incremento della tassazione ha colpito anche i rendimenti dei fondi pensione: dopo il ritocco (scattato a giugno dell’anno scorso) dall’11% all’11,5%, la Finanziaria 2015 ha previsto infatti un altro aumento, ben più rilevante. La tassazione, infatti, è balzata al 20%, con l’eccezione dei titoli di Stato italiani, della Ue o dello Spazio economico europeo, cui si applica la stessa aliquota del 12,5% prevista per quelli detenuti in modo diretto. Il portafoglio dei fondi pensione vede una quota preponderante di titoli governativi, soprattutto italiani. Secondo una stima di Mefop (la società per lo sviluppo dei fondi pensione che fa capo al Ministero dell’Economia) l’aliquota effettiva dovrebbe attestarsi intorno al 15,5%; inferiore, quindi, al 17% che dal primo gennaio scorso si applica alla liquidazione in azienda. A decorrere dal 2015, inoltre, a fondi pensione e casse private di previdenza (colpite anch’esse dall’aumento) viene riconosciuto un credito d’imposta pari al 9% del risultato netto maturato assoggettato a imposta sostitutiva. Per poterne beneficiare, però, è necessario che il corrispondente ammontare sia investito in attività finanziarie, a medio e lungo termine, che saranno individuate dal Ministero dell’economia.L’aumento della tassazione opera in modo sostanzialmente retroattivo (a partire dal primo gennaio 2014) e, per giunta, con un meccanismo complesso, di cui dovrà chiarire i dettagli una circolare dell’Agenzia delle entrate che dovrebbe essere varata in questi giorni. I rendimenti sono stati calcolati in base alla vecchia tassazione e potrebbero quindi subire qualche leggera variazione al ribasso che, però, non sarà certo tale da modificare il quadro complessivo, nettamente favorevole alla previdenza integrativa. I fondi pensione vincono nettamente anche nel medio termine: fra il primo gennaio 2000 e il 31 dicembre dell’anno scorso, tutti i tre chiusi maggiori esistenti all’inizio del periodo considerato hanno battuto nettamente il 48% della liquidazione. Il migliore è stato Fondenergia (energia e petrolio) con il 70%, seguito da Cometa (industria metalmeccanica e orafa) con il 63,9% e da Fonchim (chimica e farmaceutica) con il 62,1%. Le misure previste dalla legge di Stabilità vengono duramente criticate da Assofondipensione, (l’Associazione dei fondi aziendali e di categoria). “I risultati del 2014 confermano la netta convenienza dei fondi pensione”, ha dichiarato aCorrierEconomiaMichele Tronconi, presidente di Assofondipensione, “e questo scenario non muta neppure in seguito alla legge di Stabilità. Dopo vent’anni di legislazione a favore, però, con queste misure si è tornati indietro, con il rischio di scoraggiare chi pensava di aderire. L’incremento della tassazione è scattato in modo sostanzialmente retroattivo, in contrasto con la Costituzione e lo Statuto del contribuente, per questo pensiamo di avanzare nelle sedi opportune una questione di legittimità”.Fra poche settimane scatta un’altra misura (prevista anch’essa dalla Finanziaria 2015), che rischia di drenare risorse alla previdenza complementare. E’ la possibilità, prevista anche per chi aderisce ai fondi pensione, di ottenere in busta paga il Tfr che maturerà fra il primo marzo 2015 e il 30 giugno 2018. “Queste somme saranno soggette all’aliquota progressiva Irpef, decisamente più elevata di quella prevista per il montante finale della previdenza integrativa”, spiega Tronconi, “inoltre la decisione è irreversibile, cioè non si può cambiare idea. Credo quindi che i lavoratori faranno i conti molto attentamente, e chiederanno il Tfr in busta paga solo quando non potranno proprio fare altrimenti”. (leggi la tabella allegata)