LEGGE DI STABILITÀ, AUMENTI MINORI PER LE PENSIONI

Ancora tagli alle pensioni dei mariti, per finanziare l'uscita anticipata delle mogli. Per coprire i costi delle misure di flessibilità in materia di opzione donna, part-time eno tax area, arriva il taglio dell'indicizzazione per le pensioni sopra quattro volte il minimo, superiori a duemila euro. A prevederlo è il disegno di legge Stabilità 2016 (il testo definitivo si avrà solo a fine dicembre), che estende al biennio 2017-2018 il meccanismo d’indicizzazione (cioè l’adeguamento all’andamento dell’inflazione), già in vigore nel triennio 2014-2016 per le pensioni superiori a tre volte il minimo (502 al mese, cioè 1.506 euro).
Quindi la misura, che permette di adeguare le pensioni al costo della vita, sembrava una clausola di salvaguardia: alla fine, però, è diventata una vera e propria copertura nella manovra finanziaria.Aumenti attenuati.Prima della riforma Monti-Fornero l'adeguamento pieno all'inflazione riguardava tutte le pensioni fino a tre volte il trattamento minimo e scendeva al 90% per gli importi fra tre e cinque volte il minimo, e al 75% oltre cinque volte il minimo. Con la legge di Stabilità 2014, le regole prevedono, per il biennio 2015-2016 (allungato ora al 2017-2018 dal disegno di legge Stabilità 2016), che la perequazione automatica venga attribuita al 100% per i trattamenti complessivi fino a tre volte il trattamento minimo; al 95% per quelli da tre a quattro volte il minimo; al 75% per quelli da quattro volte a cinque volte il minimo; al 50% per quelli da cinque a sei volte il minimo e al 45% per i trattamenti complessivi superiori a 6 volte il trattamento minimo.Potere d’acquisto ridotto.Con la proroga per altri due anni dell'attuale meccanismo s’introdurrà una nuova penalità che andrà a erodere il potere d'acquisto della classe media, in un momento peraltro in cui l'inflazione è rivista al rialzo; il peso di un’indicizzazione ridotta è destinato quindi a essere più forte. Una nuova beffa, considerato che il recente provvedimento sul recupero dell'indicizzazione perduta nel biennio 2012-2013, che ha fatto seguito alla sentenza d’incostituzionalità del “blocco” deciso dalla riforma Fornero, ha lasciato in gran parte a bocca asciutta proprio gli assegni della classe media.