ESODATI, 26.300 SALVATI DALLA SETTIMA SALVAGUARDIA
Ai blocchi di partenza la settima salvaguardia, che dovrebbe permettere a circa 26mila persone rimaste senza lavoro di percepire la pensione. E’ quanto prevede il disegno di legge di Stabilità 2016, il cui testo definitivo si avrà solo a fine dicembre. Chi sono, in senso tecnico, gli “esodati”? Si tratta in gran parte di lavoratori che, a suo tempo, accettarono la proposta di dimissioni volontarie o risoluzione consensuale del rapporto di lavoro, formulata dalla loro azienda, in cambio di un’extra-liquidazione solitamente ragguagliata al tempo mancante all’accesso alla pensione. Poiché la riforma Fornero ha posticipato i requisiti pensionistici, queste persone rischiano di avere un periodo, spesso di alcuni anni, non coperto dall’ammontare pattuito per l’esodo volontario. Date le risorse impiegate (la copertura finanziaria è di 2 miliardi di euro spalmati tra il 2016 e il 2023), il loro numero non potrà comunque superare le 26.300 unità. Il provvedimento riordina in qualche modo le già esistenti salvaguardie, con riferimento a:1) i lavoratori in mobilità (5.300 soggetti);2) coloro che hanno versato spontaneamente i contributi per raggiungere il requisito (10mila persone);3) i lavoratori cessati dal servizio prima del 31 dicembre 2012, in seguito ad accordi individuali o collettivi sottoscritti entro il 31 dicembre 2011, a condizione che maturino il diritto alla pensione (secondo le vecchie regole) entro il 7 gennaio 2017 (6mila soggetti);4) i lavoratori in congedo dal lavoro per assistere i figli con disabilità grave, a patto che maturino i requisiti per la pensione con le regole ante Fornero prima del 6 gennaio 2017 (2.000 soggetti);5) 3mila ex-lavoratori con contratto a tempo determinato che hanno perso il lavoro tra il primo gennaio 2007 e il 31 dicembre 2011 e che maturino i requisiti per la pensione con le vecchie regole entro il 6 gennaio 2017, sempre che non si siano rioccupati successivamente a tempo indeterminato.A fronte dei 170.230 posti garantiti dalle precedenti sei salvaguardie, con la prossima il numero totale dei soggetti tutelati sale a 172.466. Dalle 26.300new entryvanno infatti sottratti 24.064 soggetti che non si sono avvalsi (per mancanza di requisiti) del terzo, quarto e quinto “ripescaggio”.Un tormentone.Facendo quattro conti, scopriamo che delle risorse stanziate a favore degli “esodati” ben 500 milioni di euro non sono stati spesi e quindi, come prevedono le regole della contabilità, sono finiti “in economia” nelle casse del Tesoro. Così è risorto un problema che, negli ultimi tempi, sembrava archiviato, nonostante vi fossero pressanti richieste per una settima salvaguardia. Man mano che si va avanti nell’applicare il programma delle salvaguardie esce fuori che gli esodati (in grado di far valere requisiti corrispondenti a quanto richiesto) sono meno di quelli stimati e previsti. Non a caso, la sesta misura, nel 2014, è stata possibile grazie ai risparmi ottenuti in almeno tre operazioni precedenti. Alla faccia del clamore che il loro numero (sovrastimato) suscitò ai tempi di Elsa Fornero. Non possiamo dimenticare che la questione degli esodati è stata oggetto di una delle principali critiche rivolte alla riforma delle pensioni varata dall’allora Ministro del lavoro del governo Monti: una legge cui è stata rimproverata un’impostazione in senso simmetricamente opposto a quello riguardante altre riforme succedutesi nel corso di oltre vent’anni. Non resta altro che sperare che quest’ultimo intervento legislativo ponga, una volta per tutte, la parola fine alla vicenda “esodati”.
