CONTRIBUTI VOLONTARI, ALLA CASSA ENTRO FINE MESE
Scadenza in vista per il versamento dei contributi volontari da parte di chi ha lasciato il lavoro, ma non vuole rinunciare alla pensione. Entro il 31 marzo occorre saldare la partita 2015 con la quota relativa all’ultimo trimestre (ottobre-dicembre) dello scorso anno. Intanto, una buona notizia per il 2016. Grazie all’inflazione pari a zero, per coprire l’intero anno in corso, è sufficiente la stessa spesa richiesta nel 2015. L’unica eccezione riguarda gli ex artigiani e commercianti, che registrano l’aumento dovuto alla lievitazione delle aliquote della loro contribuzione obbligatoria.
Quanto si paga. Per ottenere l'autorizzazione alla prosecuzione volontaria, l'interessato deve poter far valere uno dei seguenti requisiti: almeno cinque anni di contributi indipendentemente dalla loro collocazione temporale, oppure almeno tre di contribuzione accreditati nei cinque che precedono la data di presentazione della domanda. Le somme da versare all’Inps differiscono a seconda della decorrenza dell’autorizzazione: prima o dopo il 31 dicembre 1995. L’ammontare del contributo volontario si ottiene, infatti, applicando alla retribuzione di riferimento (quella dell’ultimo anno di lavoro), l’aliquota contributiva vigente che per gli ex dipendenti è pari al 27,87% se autorizzati sino al 31 dicembre 1995, e al 32,87% (33% per le quote eccedenti i 46.123 euro annui), per le autorizzazioni successive. Esiste anche una retribuzione base (minimale), pari al 40% del minimo di pensione mensile. In altri termini, per il 2016, con un minimale di retribuzione settimanale pari a 200,76 euro, il contributo settimanale non può essere inferiore a 55,95 euro per i soggetti autorizzati sino al 31 dicembre 1995 e a 65,98 euro e per le autorizzazioni successive. Il pagamento dei contributi volontari può avvenire in tre modi diversi: 1) utilizzando il bollettino Mav (pagamento mediante avviso); 2) on line, sul sito internet www.inps.it; 3) telefonando al numero verde gratuito 803.164, utilizzando la carta di credito.
Artigiani e commercianti. Per le due categorie di lavoratori autonomi le regole della prosecuzione volontaria fanno riferimento alla legge n. 233/1990. Di conseguenza, agli artigiani e commercianti deve essere attribuita una delle otto classi di reddito previste dalla legge richiamata e, in particolare, quella il cui reddito medio risulti pari o immediatamente inferiore al valore medio mensile dei redditi prodotti dall’interessato negli ultimi 36 mesi (tre anni) di attività. L’aliquota obbligatoria 2016 è fissata in 23,10% per gli artigiani e 23,19% per i commercianti. Il versamento, in questi casi, a differenza degli ex dipendenti, è mensile. Nel 2016 si va da un esborso minimo di trecento euro per un reddito sino a 15.548 euro, ad un massimo di 892 euro per chi nel triennio precedente la cessazione dell’attività presentava un reddito medio superiore a 46.123 euro.
Uno scudo perforato. In occasione delle precedenti riforme del sistema pensionistico, la possibilità di versare volontariamente ha sempre costituito una vera e propria polizza assicurativa. A cominciare dall’elevazione del minimo di contributi richiesto per la vecchiaia, innalzato da quindici a vent’anni dalla riforma Amato del 1993, dove è prevista la conservazione dei “vecchi” quindici in favore dei soggetti autorizzati entro 31 il dicembre 1992. Per non parlare dei famosi “blocchi” temporanei delle pensioni di anzianità, avvenuti più volte tra il 1994 ed il 1998, che in questi casi non hanno trovato applicazione. Ora la musica è cambiata. Solo un ristretto numero di contribuenti volontari è rientrato infatti nella schiera dei cosiddetti “salvaguardati” dall’inasprimento dei requisiti pensionistici della riforma Fornero. La richiesta di autorizzazione alla volontaria, alla cessazione o sospensione dell’attività lavorativa, non costa nulla, non scade mai e non è impegnativa. www.inps.it
