BOERI INPS: PENSIONI PIÙ BASSE SE SI STACCA PRIMA
Flessibilità in uscita, con una riduzione dell'assegno per chi stacca prima. E' una delle proposte di riforma del sistema previdenziale, formulate dal presidente dell’Inps Tito Bori durante la presentazione in Parlamento delRapporto annualedell’Istituto. L’Inps paga ogni mese oltre 21 milioni di pensioni, di cui 3,7 sono prestazioni di tipo assistenziale (assegni d’invalidità civile). La platea dei beneficiari è costituita da 15,8 milioni di persone, di cui 8,5 sono donne e 7,3 uomini. Nel corso del 2013 l’ente ha liquidato complessivamente 1.110.817 nuovi trattamenti. Le pensioni degli ex lavoratori dipendenti del settore privato (compresi ex artigiani, commercianti e coltivatori diretti) al 31 dicembre 2013 sono circa 14,5 milioni. Rispetto all’anno precedente prosegue il calo del numero delle pensioni previdenziali, quelle maturate in base al versamento dei contributi (-1,1%). La diminuzione più marcata si osserva per i trattamenti d’invalidità/inabilità (-6,8%) e vecchiaia (-1,5%). Gli importi medi delle prestazioni differiscono sensibilmente tra le varie tipologie di trattamenti: da 1.555 euro lordi mensili per le pensioni di anzianità/anticipate, a 709 e 633 euro mensili, rispettivamente, per le pensioni di vecchiaia e invalidità previdenziale, mentre le prestazioni ai superstiti presentano un importo medio mensile di 584 euro. La spesa sostenuta per le prestazioni assistenziali (comprendendo anche l’invalidità civile) è di 25,3 miliardi di euro, con un incremento del 2,2% (+546 milioni) rispetto all’anno precedente.Ex dipendenti pubblici.Le pensioni a carico della Gestione dipendenti pubblici (ex Inpdap), alla data del 31 dicembre 2013, sono 2,8 milioni, per il 58% erogate a donne, che tuttavia percepiscono soltanto il 49% dell’importo annuo complessivo. Le pensioni dirette di vecchiaia, anzianità/anticipate e inabilità (2,2 milioni) costituiscono il 77% dei trattamenti in pagamento, con importi medi che variano da 1.636 euro mensili per le donne a 2.262 per gli uomini. Il resto delle prestazioni è costituito da pensioni ai superstiti, indirette e reversibili (circa 643mila), che presentano importi medi pari, rispettivamente, a 1.116 euro per le donne e 669 per gli uomini. Per quanto riguarda la Gestione ex Enpals (lavoratori dello spettacolo), passata all’Inps con la riforma Fornero, le pensioni pagate al 31 dicembre 2013 sono 51.629, per un importo complessivo di 927 milioni di euro l’anno. Le pensioni delle donne sono il 54% del totale ma incidono per il 42% sulla spesa complessiva. I trattamenti di vecchiaia e anzianità rappresentano il 66%, con importi medi che variano da 1.723 euro lordi mensili per gli uomini a 1.219 euro per le donne. Seguono, in termini di numerosità, le pensioni ai superstiti (30%), corrisposte per la quasi totalità alle donne (93%) che ricevono in questo caso mediamente 788 euro mensili (rispetto a 537 degli analoghi trattamenti).Proposte di riforma.La proposta base presentata da Boeri prevede che l’assegno previdenziale sia più basso per chi lo incassa prima. Per il numero uno dell’Istituto previdenziale, “posto che le pensioni siano sufficienti a garantire una vita dignitosa, senza comportare l’intervento dell’assistenza sociale, questa è una flessibilità sostenibile, che non grava sulle generazioni future, in quanto non porta ad aumentare il debito pensionistico”. Boeri propone inoltre altre quattro modifiche all’attuale sistema previdenziale: una rete di protezione sociale dai 55 anni in su, l’unificazione dei pagamenti pensionistici, l’armonizzazione dei trattamenti previdenziali, nuove modalità di versamento dei contributi. La protezione sociale per gli over 55, che solo in un caso su dieci trovano un’occupazione qualora siano disoccupati, per Boeri costituirebbe un primo passo “verso l’introduzione di quella rete di base, di quel reddito minimo garantito che manca nel nostro Paese” separando assistenza da previdenza. Allo stesso tempo, si supererebbe il vizio originario del sistema contributivo, che lascia senza reddito coloro che non hanno versamenti sufficienti per garantirsi una pensione al di sopra della soglia di povertà. L’unificazione delle posizioni assicurative consentirebbe la fine delle ricongiunzioni onerose che penalizza i lavoratori più mobili; l’armonizzazione consentirebbe di appianare la differenza dei tassi di rendimento di alcuni fondi, che spesso sono di favore. Questo vale, secondo Boeri, anche per i vitalizi dei parlamentari, “vere e proprie pensioni sottratte alle riforme delle pensioni degli ultimi anni”. Infine, considerando che il rapporto tra contribuenti e pensionati è destinato a peggiorare, l’Inps propone il versamento di contributi aggiuntivi, oltre a quelli obbligatori, da parte dei datori di lavoro ai loro dipendenti che si ritirano prima di raggiungere l’età per la pensione di vecchiaia, per poter incrementare così il proprio assegno.
