FONDI PENSIONE: CRESCONO LE ADESIONI, CALANO I RENDIMENTI

Crescono le adesioni ai fondi pensione: è ormai quasi un italiano su tre ad averli scelti. Tuttavia, nel 2018, questi strumenti hanno registrato un arretramento, a causa dell'anno negativo dei mercati finanziari. A evidenziarlo è stata la relazione annuale della Covip, presentata due giorni fa alla camera dal suo presidente Mario Padula.

Nel dettaglio, alla fine dello scorso anno, erano 7,9 milioni gli italiani iscritti alla previdenza complementare, con un 4,9% in più rispetto al 2017; il tasso di copertura sulla forza lavoro ha raggiunto il 30,2%. Per la precisione, 3 milioni di lavoratori sono ora iscritti ai fondi negoziali, circa 1,4 milioni a quelli aperti, 3,1 ai Pip “nuovi” e poco oltre 600.000 ai fondi preesistenti. 

I dipendenti che hanno aderito ai fondi pensione sono soprattutto settentrionali e senior - vale a dire, a metà carriera o oltre; restano in una posizione abbastanza marginale, invece, i giovani e i residenti al sud.

 

Un anno problematico

La crescita delle adesioni registrata nel 2018 non è stata affiancata da un miglioramento dei rendimenti. L'anno scorso, i fondi negoziali hanno infatti lasciato sul terreno il 2,5%, e quelli aperti il 4,5%, mentre i Pip nuovi ramo III sono scesi addirittura del 6,5%. Unica nota positiva, le gestioni separate ramo I, che contabilizzano le attività a costo storico (non a valori di mercato, quindi), e che hanno chiuso a un +1,7%. Tutto questo mentre il Tfr, al netto delle tasse, si è rivalutato dell'1,9%.

In ogni caso, se si allarga l'orizzonte di osservazione, la previdenza complementare è ancora più conveniente della vecchia liquidazione: nel periodo compreso fra il 2009 ne il 2018, infatti, il rendimento netto medio annuo composto si è attestato sul 3,7% per i fondi negoziali e del 4,1% per quelli aperti, mentre i Pip hanno archiviato il decennio con un +4% per le gestioni di ramo III e un +2,7% per quelle di ramo I. In questo caso, il Tfr tradizionale perde su tutta la linea: la sua rivalutazione nel decennio è stata infatti del 2%.

Dal punto di vista delle spese, invece, sono i Pip gli strumenti più cari: sempre su dieci anni (2009-2018), il loro indicatore sintetico dei costi è del 2,21% (2,29% ramo III e 1,88% ramo I); seguono i fondi aperti (1,37%) e i negoziali (0,39%).

 

Il commento di Assoprevidenza

I dati Covip sono stati commentati a caldo da Sergio Corbello, presidente di Assoprevidenza, che si è mostrato preoccupato sul futuro dei fondi pensione. Perché, ha dichiarato, "per le posizioni collettive, i numeri degli iscritti crescono quasi soltanto con le adesioni contrattuali, quindi con un minimo contributo a carico del datore di lavoro. Occorre uno sforzo per realizzare posizioni di previdenza complementare efficaci, quindi con effettivo contributo economico: l’utilizzo del Tfr né è il presupposto imprescindibile".